Sintomi principali dell’ernia del disco

Pubblicato il settembre 25, 2011

1



I SEGNI E SINTOMI DELL’ERNIA DEL DISCO

La presentazione clinica dell’ernia discale varia grandemente a seconda del tipo di ernia. Spesso la sintomatologia è eclatante con quadri clinici classici che permettono non solo la diagnosi clinica di ernia discale ma anche la sua esatta localizzazione. Non di rado la clinica è più subdola e forviante e spesso, in questi casi, l’ernia del disco è solo una componente di una patologia più complessa.

Molto raramente un ernia del disco lombare rappresenta un’urgenza clinica tale da dover ricorrere velocemente all’intervento di erniectomia.

Talvolta viene riferito un momento preciso in cui i sintomi sono iniziati, ma non è una regola assoluta. Non sempre viene riferito un particolare movimento causativo quale uno sforzo in flessione del rachide o semplicemente un movimento repentino dello stesso dalla posizione di riposo. 

DOLORE

Classicamente il paziente affetto da ernia discale lombare lamenta una

- lomboischialgia (lombosciatalgia) (L4-L5, L5-S1)

o

- lombocruralgia (L2-L3, L3-L4)

quasi sempre monolaterale

Sebbene sia possibile un coinvolgimento bilaterale (ad es. ernie discali mediane voluminose) questa evenienza è piuttosto rara.

Alcuni pazienti lamentano solo dolore cruralgico o ischialgico e non riferiscono una componente lombalgica se non come una sensazione di indolenzimento o contrattura.

Per ischialgia, o sciatalgia, si intende un dolore irradiato all’arto inferiore lungo il decorso sensitivo del nervo sciatico composto dalle radici  L4 (in parte), L5 e S1.

Per cruralgia s’intende un dolore irradiato alla coscia anteriore o anteromediale fino al ginocchio (L2, L3, parte di L4).

Il dolore ischialgico o sciatico è riferito nelle zone (dermatomeri) innervate dalle radici L4(parte), L5 e S1 compresse dall’ernia. Un’ernia paramediana destra L4-L5 comprimerà la radice di L5 e provocherà dolore e, eventualmente,  alterata sensibilità cutanea nella zona irradiata da L5.

Il dolore cruralgico è riferito alle radici L2, L3 e L4.

Il dolore ischialgico o cruralgico può essere riferito come un’irradiazione  continua a partenza dal rachide lombare lungo il dermatomero della radice interessata o come dolore insulare e cioè localizzato in un’area circoscritta senza continuità spaziale con il rachide lombare.

Talvolta viene riferita la sola lombalgia. Questo è il caso di ernie discali contenute o sottolegamentose mediane o paramediane in cui non vi è un coinvolgimento delle strutture radicolari.

Il dolore sarebbe quindi di origine puramente legamentosa (dissecazione e scollamento del legamento longitudinale posteriore) o anulare(rottura dell’anulus).

La lombalgia rappresenta talvolta l’esordio clinico della patologia a cui segue la radicolalgia.

La lombalgia viene riferita più spesso ai livelli più bassi del rachide lombare anche quando il nucleo erniato appartiene a livelli lombari più prossimali. 

Il dolore è generalmente accentuato dai movimenti del rachide (flessione soprattutto), dai colpi di tosse, dallo starnutire, dal ponzare e dalla manovra di Valsalva.

Un’altra presentazione possibile è la cosiddetta “sciatica paralizzante” in cui il segno prevalente è la difficoltà a deambulare a causa dell’invalidante deficit muscolare.

Infine la sintomatologia può esordire con una “sindrome della cauda equina” e cioè un coinvolgimento multiradicolare associato a gravi compromissioni neurologiche sfinteriche (incapacità a trattanere urine e feci) e la classica anestesia a sella.

ATTEGGIAMENTI ANTALGICI

Una postura antalgica(al fine di evitare il dolore) è spesso riscontrabile, soprattutto nella fase acuta della patologia. Talvolta il paziente è obbligato a letto con anche e ginocchia flesse allo scopo di detendere le strutture nervose.

Il rachide lombare può perdere la fisiologica lordosi e può essere presente una impossibilità alla deambulazione eretta. La classica scoliosi da contrattura della muscolatura paravertebrale lombare ha lo scopo di decomprimere le strutture nervose a contatto con l’ernia. La convessità della curva dipende dalla posizione, mediale o laterale, dell’ernia rispetto alla radice nervosa compressa.

DEFICIT NEUROLOGICI MOTORI E SENSITIVI

L’ernia del disco può comprimere a tal punto le strutture nervose da provocare un deficit della sensibilità cutanea o un deficit muscolare.

Il deficit muscolare può variare

da una semplice ipostenia (mancanza di forza) di un singolo muscolo dell’arto inferiore

ad una paralisi completa di più muscoli (Tabella 1).

 CLASSIFICAZIONE DEL DEFICIT MUSCOLARE

Grado

Descrizione

0

Paralisi completa (Plegia)

1

Contrazione visibile o palpabile 

2

Contrazione efficace solo in assenza di gravità

3

Contrazione efficace anche contro gravità

4

Contrazione efficace contro minima resistenza

5

Contrazione efficace contro resistenza

Tabella 1. Quantificazione clinica del deficit muscolare.

Spesso al deficit muscolare si associa un deficit neurologico sensitivo a livello del dermatomero della radice interessata dall’ernia.

Esiste una corrispondenza anatomica e funzionale tra determinate radici nervose, singoli muscoli, zone di alterata sensibilità cutanea e dolore irradiato. Le regole che caratterizzano la distribuzione nervosa metamerica e dermatomerica all’arto inferiore sono complesse a causa di una fitta rete anastomotica(di interconnessione) che le strutture nervose subiscono prima di dar luogo alle terminazioni periferiche. E’ possibile una certa variabilità interpersonale.

Di fatto ogni muscolo dell’arto inferiore è innervato da più di una radice lombare sebbene sia sempre riconoscibile una radice prevalente. Questo fenomeno influenza maggiormente i muscoli più piccoli in cui una compressione della radice prevalente comporta una paralisi completa del muscolo. E’ quindi possibile risalire con grande probabilità alla radice nervosa compressa analizzando la forza dei singoli muscoli dell’arto inferiore(Tabella 2). 

 Tabella 2

DISTRIBUZIONE RADICOLARE DEI MUSCOLI DELL’ARTO INFERIORE

 

Radice prevalente

(radice secondaria)

Muscolo

Movimento

L2(L1)

psoas

flessione dell’anca

L3(L2-L4)

adduttori

adduzione

L4(L2-L3)

quadricipite

estensione del ginocchio

L5(L4)

tibiale anteriore

dorsiflessione della caviglia

L5

estensore proprio dell’alluce

estensione del I dito(alluce)

L5

Peronei

eversione del piede

S1(S2)

gastrocnemio

flessione plantare della caviglia

La sensibilità cutanea dell’arto inferiore, come è stato detto, viene anch’essa alterata dalla compressione delle strutture nervose. Varie distribuzioni dermatomeriche sono state descritte negli anni. 

L’alterazione della sensibilità cutanea può comportare

aree di anestesia(nessuna sensazione al tatto),

di ipoestesia(poca sensazione al tatto),

di parestesia(formicolio) o

di disestesia (sensazione irradiata di dolore urente-pungiforme alla palpazione delle zone cutanee di alterata sensibilità).


dati ripresi da http://www.ortopediaetraumatologia.it

About these ads
Posted in: Generale