Coblation, Discogel, Ossigeno-Ozono, Ernioectomia chimica

Posted on ottobre 1, 2011

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Alcuni interventi poco invasivi che si fanno adesso.

Decompressione discale Coblation® (Nucleoplasty)

Si rimuove con una tecnica opportuna del materiale polposo dal nucleo operando a 40-70 gradi centigradi. “Coblare” vuol dire “vaporizzare il tessuto all’interno del disco” in modo da ridurre la pressione all’esterno. I prodotti leggeri che si formano nel trattamento termico vengono eliminati attraverso lo stesso ago introdotto nel disco. Il calore è realizzato con radiofrequenze, l’ago è simile a quello delle punture lombari, il controllo è fluoroscopico. Attraverso l’ago viene introdotto l’elettrodo che produce la coblazione. Secondo P. V. Nardi ed altri del Policlinico Casilino, Neurochirurgia, Roma la percentuale di casi risolti con questa tecnica di coblazione Nucleoplasty percutanea è dell’ordine dell’80%. Circa il 10% continua ad avere qualche problema. Il rimanente 10% dovrebbe essere trattato con metodologie più tradizionali. Le Practice Guidelines from the American Society of Interventional Pain Physicians per quanto riguarda l’eliminazione dei disturbi dopo la discoectomia percutanea laser riportano una “modesta” evidenza a breve termine, ed una “limitata” evidenza a lungo termine, mentre dopo la decompressione con radiofrequenza solo una “limitata” evidenza sia a breve che a lungo termine Decompression of Intervertebral Discs Using Laser (Laser Discectomy) or Radiofrequency Energy (Disc Nucleoplasty™).htm.

Discogel® e DASCOR

E” un materiale cellulosico della Società GELSCOM, che, stando alle parole del dottor Bottinelli, un professionista chirurgo che effettua gli interventi utilizzando Discogel® e che ha fatto un video sull’argomento, provoca “una disidratazione parziale del disco che viene sigillato con il materiale introdotto per evitare che ci sia un’ulteriore fuoriuscita di materiale, e una rigenerazione del disco resa possibile dall’introduzione del materiale che farà da ammortizzatore”.

Il gel si consolida all’interno e si espande per cui “da una piadina abbiamo un panzerotto”. Un altro Autore parla di “decompressione chimica” detta anche “nucleolisi” provocata dal gelo di Discogel® (in soluzione etanolica) che è in grado di ridurre la pressione intraerniale. La sostanza chimica di base è probabilmente etilcellulosa, che si prepara da cellulosa, soda caustica e cloruro di etile – vedere figura.

I trattamenti mininvasivi percutanei richiedono una minima incisione per assicurare il passaggio della strumentazione il cui diametro non supera gli 8 millimetri. Dopo qualche mese la cicatrice non si vede quasi più. L’intervento si fa in anestesia locale, si può camminare o stare sdraiati, ma non seduti, per 7-10 giorni. Si fa una Tac 3D dopo un mese. La visualizzazione è possibile tramite il tungsteno presente nella protesi. (“tungsten radio-opaque marker”). Per info sull’argomento si può andare sul Web all’indirizzo www.discogel.com DiscoGel novel solution for health.htm. Proprio qui è citata una pubblicazione del Journal of Spinal Disorders and techniques dell’ottobre ’07 che riporta un’indagine statistica su 276 pazienti affetti da ernia intervertebrale lombare che avevano subito un intervento con DISCOGEL®: solamente per 2 (lo 0,7%) era stato necessario un nuovo intervento chirurgico.

Il costo dell’operazione è di almeno 5000 euro (il solo disco costa 2500 euro). Altro prodotto similare è il DASCOR della Disc Dynamics Inc.


Ossigeno-ozono (O2-O3).

Dalla letteratura risulta anche un’altra terapia  poco invasiva: quella con ossigeno-ozono (O2-O3). Permette il rimpicciolimento del disco erniato per cui si ha anche la riduzione della compressione delle radici dei nervi e la riduzione della stasi venosa causata dalla compressione dei vasi sanguigni. Sembra che l’ozono agisca sui proteoglicani (proteoglycans), componenti il nucleo polposo del disco, rilasciando molecole di acqua e formando (nel corso di 5 settimane) un tessuto fibroso e nuove cellule sanguigne. Il fenomeno porta ad una riduzione del volume del disco.  Secondo Cosma F. Andreulab ed altri del Dipartimento di Neuroradiologia dell’Ospedale Bellaria di Bologna e dell’Ospedale Policlinico di Bari [Minimally Invasive Oxygen-Ozone Therapy for Lumbar Disk Herniation — Andreula et al_ 24 (5) 996 — American Journal of Neuroradiology.htm], i risultati dell’intervento di ozonoterapia possono essere così condensati: per 300 pazienti del gruppo A (che avevano ricevuto un’iniezione intradiscale di 4 millilitri di una miscela ossigeno-ozono ad una concentrazione di ozono di 27 microgrammi per millilitro) ci fu un successo (eccellente o buono ) del 70,3%, mentre per 300 pazienti del gruppo B (che avevano ricevuto, in addizione alla precedente, un’iniezione periganglionica di corticosteroide + anestetico) ci fu un successo del 78,3%, dimostrando che si aveva un effetto cumulativo con il trattamento combinato. L’azione dell’ozono è dovuta alla liberazione di un atomo di ossigeno atomico molto reattivo, per cui il tessuto rimane quasi mummificato, tanto è vero che il trattamento si chiama anche ozonodiscoectomia (ozone discectomy) perché è quasi equivalente ad una ectomia chirurgica. Si ha anche un’azione antinfiammatoria per l’inibizione delle sostanze producenti infiammazione e maggior ossigenazione dei tessuti perché aumenta il livello di 2,3 difosfoglicerato nei globuli rossi. Ovviamente l’introduzione della soluzione vien fatto con un apposito ago sotto guida fluoroscopica.

L’intervento classico (asportazione chirurgica del materiale nucleare del disco malato) è stato oggi anch’esso semplificato con la erniectomia percutanea, per cui si hanno vantaggi di degenza più breve e recupero più rapido di una volta.

Ernioectomia chimica (o chimonucleolisi)

Si realizza con la chimopapaina, un enzima ricavato dal frutto tropicale della Carica papaya. Riduce fino al 90% il succo polpare del disco. Non intacca i costituenti della cartilagine.

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