Tipi di ernia del disco

Posted on ottobre 4, 2011

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Su http://www.fisioterapiarubiera.com c’è questa spiegazione che alla fine distingue vari tipi di ernia, che ricopio qui sotto.

Ernia posteriore centrale

Molto rare, meno del 10% grazie alla forte resistenza del legamento vertebrale posteriore, possono provocare sintomi diversi in base alle dimensioni, dalla lombalgia bilaterale a fascia fino al blocco vertebrale con sciatalgia bilaterale.

Se è centrale e molto voluminosa può occupare tutto il canale.

I sintomi si possono aggravare durante l’inclinazione bilaterale, la posizione antalgica assunta dal paziente è in flessione.

Il test di Lasegue è positivo, in certi casi anche il test di Neri.

Ernia del disco postero-laterale

E’ il caso più frequente, il materiale erniato va a comprimere la parte interna della radice nervosa nel livello compreso tra l’uscita dal sacco durale e il foro di congiunzione, può anche irritare il sacco durale stesso.

Può causare una sciatica unilaterale, ma il dolore più intenso è a livello lombare perché l’ernia mette in tensione il legamento vertebrale posteriore che è riccamente innervato dal nervo sinus vertebrale di Luschka.

I sintomi si aggravano quando si inclina la schiena verso il lato sano, mentre l’inclinazione verso il lato doloroso libera la radice nervosa dalla compressione e allevia il dolore.

Il paziente tenderà stare piegato verso il dolore per soffrire meno.

I test di Lasegue e neri sono positivi.

Ernia foraminale

Avviene nel foro di congiunzione, comprime la radice nervosa e il ganglio spinale del livello superiore: l’ernia foraminale al livello L3-L4 preme sul ganglio spinale L3.

Rappresentano il 10% circa di tutte le ernie lombari e si trovano generalmente tra i dischi L3 ed L5.

Generalmente è associata ad un disturbo vascolare a livello del forame che consiste in una vasocostrizione e congestione venosa.

Il dolori lungo il decorso del nervo colpito sono dovuti all’irritazione meningea periradicolare.

Il dolore lombare aumenta rimanendo in piedi per molto tempo e si allevia da seduti, non ci sono posizioni antalgiche per la schiena.

I sintomi sono gravi, lungo l’arto inferiore si aggravano se ci si appoggia sul piede del lato dolente e di notte, la posizione antalgica è piegati in avanti.

Ernia extraforaminale

Comprime la parte esterna della radice nervosa al livello di uscita dal foro di congiunzione oppure la radice sovrastante se è più laterale.

I segni e sintomi sono: con l’ernia esterna il dolore è nell’inclinazione omolaterale perché aumenta la compressione discale, il paziente tende a stare in posizione antalgica contraria per togliere il materiale discale dalla radice nervosa.

In caso di ernia laterale i sintomi si avvertiranno con la flessione laterale dal lato opposto, quindi la posizione antalgica sarà inclinata verso l’arto colpito.

Segni e sintomi:

Il dolore si avverte inclinandosi dal lato dell’ernia se questa è esterna perché così facendo si aumenta la compressione del disco, quindi il soggetto tiene una postura antalgica piegandosi dal lato opposto.

Se l’erniazione è laterale, il dolore si presenterà flettendosi verso il lato opposto, quindi la postura adottata dal paziente sarà inclinata verso la lesione.

Il test di Lasegue è positivo con ernia laterale, ma è negativo se è esterna.

Ernia Sottolegamentosa

Consiste in uno spostamento del nucleo polposo dietro o sotto al corpo vertebrale, il caso più frequente è con l’estrusione postero-inferiore quindi dietro alla vertebra sottostante.

L’ernia spinge fortemente contro il legamento comune vertebrale posteriore e protrude nel canale rachideo, ma se è mediale preme nel forame di coniugazione.

Il legamento non è lesionato, solo deformato per la spinta del materiale discale, i recettori della pressione sono sovrastimolati e causano una forte lombalgia con contrattura muscolare e il soggetto colpito assumerà una postura antalgica.

Se l’estrusione è mediale comprime il plesso venoso che si trova dietro al legamento contro la dura madre, questo causa congestione venosa ed edema locale.

Le arteriole perilegamentose e quelle che servono la dura madre sono irritate, i barorecettori vascolari sono stimolati e provocano l’alterazione della vasomotricità.

Al disturbo circolatorio consegue una diminuzione del ph e l’eccitazione dei nocicettori (recettori del dolore) che danno mal di schiena.

L’effetto di compressione si può avvertire anche alla parte anteriore della dura madre che è innervata dal nervo sinus vertebrale di Luschka, la sindrome meningea conseguente può irradiarsi verso sopra o sotto, a livello addominale o perineale come una cruralgia.

Ernia sottolegamentosa laterale

Irrita la radice nervosa e la dura madre che è innervata dal nervo sinus vertebrale di Luschka, questo può causare un irradiazione dolorosa verso l’area esterna del bacino.

L’edema foraminale che si instaura causa la diminuzione del PH, quindi acidosi locale che provoca la liberazione di sostanze algogene.

Nella seconda fase la pressione sull’assone può scatenare un disturbo della conduzione nervosa e una radicolopatia per l’infiammazione da anossia.

I sintomi sono la limitazione funzionale: è difficoltoso mettersi le scarpe, camminare ecc., il dolore può colpire la regione addominale o genitale.

Il paziente può accusare sintomi da lombocruralgia come il dolore addominale o nella zona genitale.

La postura antalgica può essere dal lato dell’estrusione per chiudere la fessura dalla quale fuoriusciva il materiale nucleare, quindi diminuisce la pressione sul legamento posteriore, ma il paziente può inclinarsi verso il lato sano per scaricare il peso più sull’articolazione apofisaria posteriore e meno sul disco.

Quasi tutti i movimenti sono dolorosi perché in flessione aumenta la pressione sul legamento comune posteriore, in estensione si avverte la protrusione posteriore dell’anello, l’inclinazione laterale verso il lato opposto alla lesione causa una spinta contro i recettori del dolore e almeno una rotazione provoca l’aggravamento dei sintomi in base al posizionamento dell’ernia.

Se la fuoriuscita è alta provocherà un aumento del dolore ruotando controlateralmente, mentre se è bassa i sintomi peggiorano con la rotazione verso la lesione.

Ernia translegamentosa

Consiste nello spostamento del nucleo polposo oltre l’anello fibroso e il legamento comune posteriore fino ad arrivare nel canale vertebrale.

Il primo tipo è con il legamento che non è lesionato, rimane il contatto tra il materiale fuoriuscito e il disco intervertebrale, il legamento è stirato fortemente permettendo l’estrusione del nucleo polposo nello spazio epidurale anteriore.

Questo tipo di lesioni più grandi del disco hanno buone possibilità di essere riassorbite, generalmente si evidenzia un calo del 50% nella grandezza dell’estrusione.

Alcuni pazienti risolvono i sintomi dell’estrusione discale senza mostrare cambiamenti nella grandezza dell’ernia.

I fattori presunti che contribuiscono al riassorbimento sono una neoformazione di vasi sanguigni (angiogenesi) e crescita dei fibroblasti.

Come nell’ernia sottolegamentosa se la rotazione omolaterale provoca dolore l’ernia è alta, girarsi dal lato opposto migliora i sintomi, il nucleo è spinto fuori e preme sui recettori legamentosi del nervo sinus vertebrale di Lusckha.
Se la rotazione verso il lato sano provoca dolore accade perché l’ernia è bassa, quindi mentre si ruota la schiena si comprime il legamento comune vertebrale contro l’ernia.

Nel secondo tipo l’ernia è sequestrata, il nucleo polposo fuoriuscito ha rotto sia l’anulus fibroso che il legamento longitudinale posteriore, separando completamente il disco dal frammento estruso che si colloca nel canale rachideo e/o nel forame di congiunzione.

La lesione dei tessuti causa dolore perché stimola i recettori nocicettivi.

Può verificarsi una forte pressione sulla radice nervosa a livello dell’uscita dal forame e nella parte laterale del sacco durale.

Il nucleo sequestrato può rivelarsi molto doloroso, se si situa in posizione centrale può causare anche incontinenza, ovvero una sindrome della cauda equina.

Il materiale estruso può ridursi di dimensione per la reazione autoimmune del corpo che per effetto dei macrofagi pulisce e disidrata questa sostanza.

Se l’ernia è associata ad un osteofita il quadro può essere grave perché se questo becco osseo comprime la radice nervosa l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.

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